Quando un neonato piange a lungo dopo la poppata, si irrigidisce e porta le gambe verso il pancino, è naturale chiedersi se il latte materno sia la causa. Nella maggior parte dei casi le coliche sono transitorie e non richiedono di interrompere l’allattamento, ma alcune semplici correzioni nella poppata possono ridurre l’aria ingerita e rendere più sopportabili le ore difficili.
Le indicazioni più utili per affrontare le coliche durante l’allattamento
- Continua a offrire il seno senza sostituirlo autonomamente con latte artificiale, acqua o tisane.
- Controlla attacco e posizione per limitare la deglutizione di aria.
- Non eliminare molti alimenti dalla tua dieta senza un motivo preciso e il parere del pediatra.
- Evita rimedi fai da te, prodotti erboristici e manovre rettali non consigliate.
- Contatta rapidamente il pediatra in presenza di febbre, vomito, sangue nelle feci, scarso appetito o abbattimento.

Prima di tutto bisogna capire se sono davvero coliche
Le coliche funzionali compaiono spesso nelle prime settimane, tendono a raggiungere il massimo verso il secondo o terzo mese e si attenuano entro il terzo-quinto mese di vita. Il neonato può piangere soprattutto nel tardo pomeriggio, diventare rosso in viso, stringere i pugni, flettere le gambe e avere l’addome teso. La Società Italiana di Pediatria stima che interessino circa il 10-15% dei lattanti.
Il pianto, però, non dimostra da solo che il bambino abbia dolore intestinale. Fame, sonno, caldo, pannolino sporco, reflusso, difficoltà di attacco o bisogno di contatto possono produrre segnali simili. Io partirei sempre da una domanda concreta: il bambino cresce, mangia e appare in buone condizioni tra un episodio e l’altro? Se la risposta è sì, l’ipotesi di una colica transitoria diventa più probabile.
Un diario di pochi giorni può aiutare. Annota orario delle poppate, durata del pianto, rigurgiti, feci, pannolini bagnati e momenti in cui il bambino sembra stare meglio. Non serve trasformarlo in un’osservazione maniacale: è sufficiente raccogliere informazioni utili da portare al pediatra o all’ostetrica.
Come rendere la poppata più confortevole
Quando il neonato si attacca in modo superficiale, perde spesso il vuoto sul seno o succhia con rumori di schiocco, può ingerire più aria. Un attacco efficace prevede una bocca ben aperta, il mento vicino al seno e una porzione ampia di areola nella bocca. Se senti dolore persistente o il capezzolo esce schiacciato, chiederei una valutazione della posizione invece di cambiare subito latte o dieta.
Posizione e ritmo fanno la differenza
Durante la poppata puoi tenere il bambino in una posizione leggermente più verticale, con testa e tronco ben sostenuti. Se il flusso iniziale è molto abbondante e il piccolo tossisce, si stacca o ingoia rapidamente, può essere utile provare una posizione più reclinata per la madre, lasciando che il latte scenda con un ritmo meno impetuoso.
Non è necessario interrompere continuamente la poppata per far fare il ruttino. Alcuni bambini ne hanno bisogno, altri no. Dopo aver mangiato, tienilo in posizione verticale per 10-20 minuti, senza scuoterlo e senza premere sul ventre; se il ruttino non arriva, non significa che qualcosa non funzioni.
Il Ministero della Salute raccomanda di lasciare che il bambino poppi da un seno finché lo desidera, offrendo l’altro se mostra ancora fame. Cambiare lato dopo pochi minuti seguendo un cronometro può rendere la poppata più agitata e non è una strategia necessaria per prevenire le coliche.
Cosa puoi fare subito dopo
- Porta il neonato in braccio con il ventre appoggiato al tuo torace.
- Cammina lentamente o dondolalo con movimenti regolari e delicati.
- Quando è sveglio e sorvegliato, puoi appoggiarlo a pancia in giù sul tuo avambraccio, sostenendo bene testa e collo.
- Prova un massaggio leggero sull’addome con movimenti circolari, interrompendolo se il bambino si irrigidisce o piange di più.
- Riduci luci, rumori e passaggi frequenti da una persona all’altra.
La posizione prona può essere utilizzata solo da sveglio e sotto stretta supervisione. Per dormire, il neonato va sempre messo sulla schiena, su una superficie piana e libera da cuscini, paracolpi e coperte pesanti.
La dieta della madre va cambiata solo quando c’è un motivo
Il legame tra ciò che mangia la madre e le coliche viene spesso interpretato in modo troppo rigido. Nella maggior parte dei casi non serve eliminare latte, glutine, legumi, pomodori, caffè e molti altri alimenti tutti insieme. Una dieta materna molto restrittiva può creare ansia, stanchezza e carenze nutrizionali senza offrire alcun beneficio reale al bambino.
Durante l’allattamento puoi seguire un’alimentazione varia e normale. Se noti una relazione ripetuta e ravvicinata tra un alimento e sintomi specifici, parlane con il pediatra. Non basta che il bambino pianga dopo una poppata per parlare di allergia alle proteine del latte vaccino.
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Quando si valuta un’esclusione alimentare
Un percorso dietetico può avere senso se, oltre al pianto, compaiono segnali come sangue o muco nelle feci, eczema importante, vomito ricorrente, diarrea persistente o scarso accrescimento. In questi casi il pediatra può suggerire alla madre di eliminare temporaneamente le proteine del latte vaccino, spesso per 2-4 settimane, con una successiva reintroduzione controllata per verificare se il problema ritorna.
Eliminare un alimento senza reintrodurlo rischia di far sembrare efficace qualsiasi cambiamento casuale. Per questo un’eventuale dieta di esclusione dovrebbe essere concordata con un professionista, soprattutto se dura più di pochi giorni o se la madre segue già un’alimentazione povera.
Non dare al neonato acqua, camomilla, tisane o finocchio per “sgonfiare” il pancino. Nei primi sei mesi il latte materno copre anche il bisogno di liquidi, mentre infusi e preparati possono interferire con l’alimentazione o contenere sostanze non adatte a un bambino così piccolo.
Rimedi, prodotti e pratiche da usare con prudenza
Le gocce a base di simeticone sono molto pubblicizzate, ma l’efficacia sulle coliche è generalmente modesta e incostante. Anche i probiotici non sono tutti uguali: eventuali benefici dipendono dal ceppo, dalla dose e dal tipo di alimentazione. Non sceglierei un prodotto solo perché è definito “anti-colica” o perché molti genitori ne parlano online.
Se il pediatra ritiene utile una prova con un probiotico o un altro prodotto, chiedi quale formulazione usare, per quanto tempo e quando interromperla. Se dopo 1-2 settimane non compare alcun miglioramento, continuare automaticamente non ha molto senso.
Massaggi e contatto possono aiutare a calmare il bambino, ma non vanno presentati come cure garantite. Eviterei invece sondini rettali, termometri inseriti nel retto, manipolazioni della colonna, osteopatia cranica e rimedi erboristici non prescritti. Possono irritare, creare dipendenza da una manovra o ritardare il riconoscimento di un problema diverso.
Non usare phon, rumori forti o fonti di calore vicino al viso e al corpo del neonato. Un rumore bianco molto basso e distante può accompagnare il contenimento, ma il calore diretto e il volume elevato non sono strumenti sicuri.
Quando il pianto richiede il pediatra
Le coliche semplici non compromettono la crescita e lasciano il bambino in condizioni generali buone. È invece importante chiamare il pediatra se il neonato rifiuta il seno, mangia molto meno, bagna pochi pannolini o non aumenta di peso.
Serve una valutazione urgente in caso di febbre di 38 °C o più in un bambino sotto i tre mesi, vomito verde o ripetuto, sangue nelle feci, addome molto gonfio e duro, difficoltà respiratoria, colorito bluastro, sonnolenza insolita o pianto inconsolabile diverso dal solito.
Controlla anche le cause meno evidenti del pianto. Un capello avvolto attorno a un dito, un’irritazione importante da pannolino, un’ernia, un trauma o un capo di abbigliamento troppo stretto possono essere dolorosi. Se qualcosa nel comportamento del bambino ti sembra “non come al solito”, è una ragione sufficiente per chiedere consiglio.
La stanchezza dei genitori conta quanto i sintomi del bambino. Se senti di essere al limite, mettilo sulla schiena nel suo lettino vuoto, allontanati per qualche minuto e chiedi aiuto. Non scuotere mai il neonato, nemmeno per gioco e nemmeno quando il pianto sembra non finire.
Un approccio semplice per attraversare le settimane più intense
Per affrontare le coliche durante l’allattamento al seno, io terrei questa sequenza: controllo dell’attacco, poppata senza fretta, posizione verticale dopo il pasto, contatto calmo e osservazione dei sintomi. Se il bambino cresce bene e non ci sono segnali d’allarme, la soluzione più efficace spesso è ridurre gli interventi inutili e accompagnare la fase con pazienza.
Le coliche non significano che il tuo latte sia “pesante” o insufficiente. Nella maggior parte dei casi sono un periodo passeggero legato alla maturazione del neonato e alla sua difficoltà a gestire stimoli, sonno e aria intestinale. Continuare a nutrirlo al seno e chiedere supporto quando serve protegge sia il benessere del bambino sia quello della madre.